domenica 17 ottobre 2021

Contaminazioni poetiche

 Il Musée d'Orsay ha proposto una serie di iniziative per ricordare il bicentenario della nascita di Charles Baudelaire, e avviene una cosa per me molto curiosa: lo scrittore "in residenza" chiamato a celebrare Baudelaire per questo mese è Patrick Chamoiseau, di cui ho parlato due settimane fa in occasione della laurea honoris causa conferitagli dall'Università di Parma e di cui ho tradotto due romanzi (cliccate qui e qui per vedere quali). Con una specie di corto circuito, un poeta e uno scrittore che apprezzo e ammiro ma che raramente vengono associati l'uno all'altro si trovano a collaborare "in differita".

Il lavoro di Chamoiseau su Baudelaire continua da mesi e ha dato origine a contaminazioni molto ricche di spunti, come (lien suivant en français) questa versione quasi rap  di Élévation.

Il programma aperto al pubblico prevede una masterclass poetica di Chamoiseau riguardante l'opera di Baudelaire e la sua modernità che si terrà mercoledì 20 ottobre, e un recital che unirà la voce di Chamoiseau e la musica di Raphaël Imbert che si terrà domenica 24 ottobre.

Cliccando (lien suivant en français) qui potrete visualizzare il tweet informativo del Musée d'Orsay che prevende anche un video di qualche minuto che propone un'anteprima del recital. Chi è a Parigi non se lo può perdere!

(Fotomontaggio tratto da Actualitté)

sabato 16 ottobre 2021

Alice Coachman

 Nel 1948, una donna di colore vinse per la prima volta una medaglia d'oro alle Olimpiadi: era Alice Coachman, nata ad Albany, in Georgia, ai tempi della segregazione razziale. Il mondo cospirava contro di lei: a causa della segregazione, non le era concesso partecipare a sport organizzati, né accedere a strutture sportive. Dopo un'infanzia passata a correre nei campi, a 16 anni entra alla Preparatory School di Tuskegee con una borsa di studio che prevedeva che rammendasse le divise e facesse le pulizie. Ma lei salta, e si allena sulle strade sterrate. Durante gli studi vinse dieci campionati consecutivi nel salto in alto, che praticava con una tecnica personale. Ottenne inoltre titoli nazionali in diverse discipline sportive. Non partecipò immediatamente alle Olimpiadi perché le edizioni del 1940 e del 1944 vennero annullate a causa della guerra. Partecipò all'edizione del 1948 e a 25 anni vinse l'oro nel salto in alto.

Al suo ritorno in Georgia venne acclamata in una cerimonia ufficiale nella quale i posti a sedere erano divisi tra posti per bianchi e posti per neri. A Londra aveva ricevuto la medaglia d'oro da re Giorgio VI, a Washington era stata ricevuta dal Presidente degli Stati Uniti insieme ad altri atleti, ma nella sua città, il sindaco non le strinse la mano nemmeno in occasione dei festeggiamenti a lei dedicati. A quel punto Alice Coachman decise di ritirarsi, creò una fondazione per aiutare gli atleti in difficoltà economiche e divenne testimonial della Coca Cola insieme a Jesse Owens.

Ho ricevuto messaggi all'indirizzo dedicato paola@paolaghinelli.net che mi chiedono perché io stia raccontando storie di sole donne per il Black History Month. Una prima risposta sta già nella constatazione del fatto che quando, in altre occasioni, ho parlato solo di uomini, nessuno ha notato nulla di strano. 

Nel caso di Coachman, la facile metafora del saltare oltre gli ostacoli porta a pensare che quegli ostacoli non fossero costituiti soltanto dalla società segregazionista in cui è nata e vissuta. Coachman si è certamente dovuta battere anche contro gli stereotipi riguardanti le donne: basti pensare che il titolo di studio che ottenne fu in economia domestica. Eppure l'idea che si sia librata, con apparente leggerezza, al di sopra di tutti gli ostacoli, di tutte le categorie imposte, di tutti i tentativi di controllo, porta a pensare che il suo operato possa essere di esempio per tutti coloro che si trovano ad affrontare ostacoli apparentemente insormontabili, di qualsiasi natura essi siano.

mercoledì 13 ottobre 2021

Claudette Colvin


Molti conoscono Rosa Parks, e ritengono che il suo gesto di non alzarsi dal posto in autobus sul quale era seduta sia stato un gesto geniale e provocatorio. Senza nulla togliere alla forte valenza simbolica di tale atto, il contesto va analizzato e conosciuto, prima di poter dare la giusta prospettiva a questo evento storico. La causa dei diritti civili era molto sentita negli Stati Uniti, specialmente dai cittadini di colore.

Il boicottaggio degli autobus di Montgomery è un esempio chiarissimo di come i movimenti per i diritti civili siano riusciti, attraverso atti dimostrativi cui poteva partecipare virtualmente chiunque (anche se gli attivisti si esercitavano a non reagire e a sopportare le provocazioni e i tentativi di umiliazione), a cambiare le leggi del loro Stato o di tutti gli Stati Uniti. Prima del boicottaggio, non solo sulle linee della città di Montgomery in Alabama i posti erano divisi tra posti per bianchi e per neri, ma alle persone di colore era riservato un numero di posti sproporzionatamente piccolo rispetto all'utenza, ed erano inoltre costretti ad alzarsi in piedi qualora un bianco si volesse sedere al loro posto. Le proteste dei cittadini di colore vennero canalizzate dai movimenti per i diritti civili ma si erano verificate per anni prima che tale movimento trovasse una rappresentante in Rosa Parks (già segretaria della NAACP). 

In particolare, Claudette Colvin venne arrestata il 2 marzo 1955, all'età di soli 15 anni, per non aver ceduto il suo posto in autobus a una donna bianca. Perché non fu scelta come portabandiera dei diritti civili, dato che il suo arresto ebbe luogo mesi prima di quello che rese famosa Rosa Parks? Le risposte possibili sono molte. Quella più plausibile riguarda il fatto che in quel periodo Claudette Colvin rimase incinta, quindi sarebbe stato facile per la società perbenista del tempo additarla come un esempio da non seguire.  Per motivi strettamente comunicativi e pratici, le associazioni per i diritti umani avevano bisogno di un personaggio irreprensibile, per far emergere, per contrasto, l'iniquità delle leggi dello stato. 

L'episodio di Rosa Parks fu quindi progettato a tavolino? Può darsi, ma si ispirò senz'altro a moti spontanei di cittadini. E quello di Claudette Colvin, anche lei iscritta alla sezione giovanile della NAACP? indipendentemente dalla sua eventuale premeditazione, Claudette Colvin, con quel viso ancora bambino ma destinata ad entrare rapidamente nell'età adulta, con la malagrazia e l'imperfezione della sua adolescenza è riuscita a imprimere al suo gesto un coraggio e una freschezza che forse si sono perse nella pur necessaria istituzionalizzazione.

martedì 12 ottobre 2021

Michaela Coel

Oggi per il Black History Month parleremo di una giovane attrice vivente che ha già fatto la storia. Michaela Coel infatti ha solo 34 anni, ma ha già ottenuto decine di premi per la sua attività di attrice, regista e performer, tra i quali spicca senz'altro l'Emmy Award, dato che Coel è stata la prima donna di colore cui è stato assegnato.

Coel è britannica e si è formata a Londra dove evidentemente (lo dico da spettatrice e non da insider) le scuole di recitazione sono particolarmente efficaci. Molto più di una brava attrice, Coel ha iniziato la sua carriera come poetessa e musicista esibendosi nei cosiddetti "open mics" ed è stata poi incoraggiata ad approfondire lo studio della recitazione per passare infine alla regia.

In Italia, Coel è conosciuta soprattutto per Black Earth Rising e I May Destroy you, entrambi reperibili facilmente on line. Si tratta di due serie molto diverse, incentrate sulle rispettive protagoniste interpretate in entrambi i casi da Coel. In Black Earth Rising Coel è Kate Ashby, una detective britannica di origine ruandese adottata da un avvocatessa che si occupa di diritti umani in cause internazionali. L'omicidio di sua madre alla vigilia di un importante processo a un criminale di guerra Ruandese porta Kate verso le proprie radici e quelle della guerra in Ruanda. Sebbene i personaggi siano di fantasia, alcune delle tematiche affrontate sono estremamente attuali.

 I May Destroy you, che Michaela Coel ha interpretato, scritto, co-diretto e prodotto, è un esempio di ciò che la vera arte può fare: Coel ha espresso in modo esteticamente e artisticamente interessante un evento drammatico della sua vita: uno stupro con le sue ripercussioni a medio termine, anche nell'ambito della creatività. Al di là del carattere catartico che probabilmente questa serie ha avuto per lei infatti, I May Destroy You è ben costruita, ricca di colpi di scena, visivamente interessante ed è presentata sostanzialmente come un'enigma da risolvere. Capire che cos'è successo la sera della violenza diviene l'espressione di una ricerca artistica che è anche ricerca esistenziale.

Come negli altri casi, parlare di Coel durante il Black History Month vuole semplicemente dare l'opportunità, a chi ancora non la conosce, non tanto di conoscere una personalità che è anche di colore, quanto di avvicinarsi all'opera di un'artista completa ed estremamente efficace nella sua espressione.

venerdì 8 ottobre 2021

Josephine Baker

Il contributo di oggi al Black History Month è dedicato a Joséphine Baker. In Italia è conosciuta soprattutto come la ballerina dal gonnellino di banane. Sicuramente Joséphine Baker è stata quella ballerina, ma non solo. Come si vede dal video qui sotto (in francese), Joséphine Baker è molto nota in Francia anche per aver animato e supportato la resistenza durante la seconda guerra mondiale. Sin dallo scoppio della guerra, infatti, si era arruolata nella croce rossa, ma lavorava anche per il controspionaggio recapitando messaggi segreti nascosti negli spartiti. Quando le sue attività divennero sospette in Francia, continuò a sostenere la resistenza dal Marocco. A guerra finita, ha ottenuto la Légion d'Honneur a riconoscimento di queste attività. Sempre impegnata per i diritti umani, adottò bambini provenienti da tutto il mondo e militò a fianco di Martin Luther King prendendo anche pubblicamente la parola in occasione della famosa marcia su Washington.

Insomma, Joséphine Baker ha saputo utilizzare il proprio talento e la propria bellezza per crescere sul piano umano arrivando anche ad aiutare il prossimo e a lottare per i diritti civili anche in paesi in cui non risiedeva. Costituisce senz'altro un esempio umano ammirevole, e lo studio attento della sua biografia evidenzierebbe senz'altro il carattere eccezionale e fuori dagli schemi della sua personalità.

Voici une vidéo en français sur la biographie de Joséphine Baker. Je l'ai choisie pour le Black History Month:



martedì 5 ottobre 2021

Black History Month

Ogni volta che si celebra una ricorrenza per ricordare i diritti di una minoranza, si apre un dibattito sull'opportunità di dedicare una sola ricorrenza a diritti che dovrebbero essere esercitati quotidianamente. Ciononostante, negli Stati Uniti, in Canada e, più recentemente, in Olanda, Irlanda e Regno Unito i celebra il "Black History Month", volto a ricordare figure storiche importanti scarsamente ricordate altrimenti a causa del colore della loro pelle.

Ovviamente, l'ideale sarebbe vivere in un mondo in cui non è necessario celebrare la giornata della donna, i "Fridays for future" o il mese del "Black History", ma visto che per il momento quell'opportunità non è data, ho deciso di rendere omaggio al Black History month, che nel continente europeo si celebra nel mese di ottobre, raccontando alcune storie a tema.

Molti conoscono Hattie McDaniel come la prima donna di colore ad aver ottenuto un premio Oscar, ma questa donna controversa fece molto di più. Oltre ad essere un'attivissima attrice cinematografica, televisiva e teatrale, fu anche cantante Gospel e fu la prima donna afroamericana negli Stati Uniti a cantare alla radio. Scriveva anche testi, e non ha caso ebbe diritto a ben due stelle nella Walk of fame, una per i suoi contributi radiofonici e una per quelli cinematografici.

Fu aspramente contestata da diversi esponenti della comunità afroamericana e, in particolare, da membri della NAACP (la più celebre e potente associazione per i diritti civili degli afroamericani, tuttora attiva), che le contestavano di contribuire, con le sue interpretazioni, a consolidare lo stereotipo dell'afroamericano pigro, indolente, ignorante e felice di svolgere lavori umili. Fu considerato scandaloso soprattutto il fatto che McDaniels non prese mai posizione politica, né si impegnò nell'ambito dei diritti civili (ricordo che durante la sua vita negli Stati Uniti vigeva la segregazione razziale).

In realtà subì diversi episodi di razzismo, anche conosciuti, e ritengo che, da professionista quale era, abbia preferito dare la priorità alle opportunità di carriera. Pragmaticamente, sapeva che un suo impegno politico o principi morali antirazzisti avrebbero danneggiato il suo percorso lavorativo, facendola forse uscire dal mondo dello spettacolo in maniera definitiva. Una volta diventata ricca e relativamente potente (sottolineo relativamente, appunto a causa dell segregazione razziale) fu comunque in grado di seguire le sue aspirazioni e di aiutare altre persone, ma non ne fece mai una questione politica e di principio.

Non si conoscono i retroscena che permisero a Hattie di essere ammessa a ritirare il premio Oscar come migliore attrice non protagonista in Via col Vento- Si sa però che non era consentito l'ingresso ai neri nell'albergo in cui si tenne la cerimonia. Pare per intercessione del produttore del film (o forse dell'agente di McDaniels, che era bianco), fu nascosta nella sala delle premiazioni, in modo da non sedere vicino ai bianchi - inclusi i colleghi a fianco dei quali aveva lavorato per mesi e riuscì a ritirare personalmente la statuetta.

Conoscendo il contesto storico, si può immaginare l'impatto culturale e simbolico della sua presenza, impatto reso ancora più evidente dal fatto che, pochi giorni prima, McDaniels non era stata ammessa alla prima del film e questo non fece notizia in quanto corrispondeva alla normalità.

Nei trecento film hollywoodiani cui partecipò, il suoi nome comparve nei titoli di un'ottantina circa. negli altri, il suo riconoscimento fu esclusivamente economico. 

Durante la seconda guerra mondiale, intrattenne le truppe di colore con spettacoli dal vivo. Dopo la guerra, ostracizzata dalle associazioni che la vedevano come la personificazione degli stereotipi razzisti, si dedicò alla radio, diventando la prima star afromericana di un programma radiofonico. 

Fu denunciata dai suoi vicini per aver comprato casa in un "quartiere di bianchi". Vinse la causa. Fece beneficenza sia in ambito educativo, sia nei confronti di quella NAACP che tanto la ostacolò. 

Credo che anche, e in certi casi soprattutto, esperienze di vita di questo tipo possano essere oggi di insegnamento, perché fanno capire che non è necessario corrispondere ad un'ideale e irrealistica perfezione per fare la storia. Accettare i propri limiti, fare del proprio meglio, praticare la riservatezza senza per questo mortificarsi sono tutti percorsi possibili per contribuire, in qualche misura ad un arricchimento anche sociale importante.

domenica 3 ottobre 2021

DIG deeper


 Si conclude oggi a Modena il festival internazionale di giornalismo investigativo, organizzato da DIG, un'associazione culturale fondata, tra gli altri, da Alberto Nerazzini, di cui abbiamo già parlato qui qualche tempo fa. Se siete in zona, consiglio caldamente di assistere a ciò che vi interessa tra le decine di eventi proposti, quasi tutti gratuiti ma con prenotazione obbligatoria. 

Ieri sono riuscita ad assistere alla conferenza G8. Riavvolgere il nastro della memoria collettiva attraverso il podcast. Angelo Miotto ha intervistato Annalisa Camilli ed Elena Ghezzi, rispettivamente una giornalista autrice di podcast e una delle componenti di un collettivo nato dall'esigenza di ricostruire ciò che è successo durante il G8 di Genova del 2001. Anche il collettivo, che si chiama Dreamers, ha trovato nel podcast un'espressione ideale, perché sufficientemente democratica e adeguata allo scopo di mettere ciò che è successo vent'anni fa in prospettiva col presente. Infatti, Dreamers è composto in gran parte da persone che erano troppo giovani per partecipare alla manifestazione nel 2001. Da una parte, sono interessati a capire perché tante persone si fossero riunite a manifestare a Genova in quel momento storico, dall'altra hanno l'esigenza di riprendere un filo, di trovare nuove modalità efficaci di conflitto.

Il dibattito ha offerto diversi spunti di riflessione che vanno anche molto al di là dell'interesse per l'evento storico di riferimento. Annalisa Camilli ha sottolineato che il G8 di Genova è stato uno dei primi eventi mediatizzati in modo simile a quanto avviene oggi. Soprattutto sono disponibili, anche su YouTube, enormi quantità di immagini filmate durante il G8 del 2001, e non a caso Camilli e Ghezzi hanno entrambe scelto il podcast anche per allontanarsi da questa grande quantità di video che in questi vent'anni hanno suscitato un interesse quasi morboso. Attraverso il suono, la voce, "a occhi chiusi", per così dire, hanno trovato più facile far fronte a quanto di rimosso e sotterraneo ancora serpeggia nella società (soprattutto ma non solo genovese) e tra gli individui a seguito di questo trauma.

Grazie a questo dibattito ho notato qualcosa che mi ha colpito per la sua evidenza e che non avevo mai notato prima: le analogie (pur con tutti gli aggiustamenti del caso) tra l'organizzazione delle forze dell'ordine nella Genova blindata del 2001 e nella Modena della strage delle Fonderie del 1950... Ma su questo ritornerò il prossimo 9 gennaio.