Il sisma a scuola: facciamo il punto

La terra continua a tremare qui in Emilia. L'ultima violenta scossa risale alle 21,20 di questa sera. Tra gli sfollati e gli abitanti delle zone più colpite è forte il desiderio di tornare alla normalità riprendendo l'attività didattica come se nulla fosse avvenuto. Molti insegnanti precari, però, spesso provenienti da altre regioni, con contratti in scadenza, con alle spalle esperienze di forti terremoti che in queste zone pochi hanno, si sono licenziati per avere la possibilità di lasciare la città ed andare in zone considerate più sicure dal punto di vista sismico. Inoltre, gli studenti delle zone più colpite che avevano la possibilità di allontanarsi da questa zona lo hanno fatto: sarebbe discriminatorio bocciarli se non si presentassero agli esami di qualifica o di maturità.
Il problema della riapertura o della chiusura delle scuole non è banale: soprattutto nel caso dei bambini più piccoli la scuola può fornire un importante servizio alle famiglie prendendosi cura dei figli mentre i genitori lavorano o cercano (letteralmente) di ricomporre i pezzi. D'altra parte però evacuare e trarre in salvo centinaia di alunni già innervositi dalle continue scosse rischia di diventare sempre più rischioso e inefficace, sino a mettere a repentaglio le vite di alunni, insegnanti e personale scolastico.
E' vergognoso che molti individui che non hanno mai lavorato nell'ambito dell'istruzione si accaniscano contro gli insegnanti come dei fifoni tremebondi e irresponsabili. Su facebook leggo continuamente interventi in questo senso, scritti da persone che spesso non hanno idea di cosa significhi essere responsabili penalmente dell'incolumità fisica di trenta minorenni che si trovano in edifici vetusti e danneggiati. Inutile aggiungere che i singoli insegnanti non decidono se andare a scuola o no: gli amministratori locali o i dirigenti prendono queste decisioni e indicano agli insegnanti che cosa fare. Alcuni di noi sono stati convocati in edifici inagibili, oggi stesso, fino alle 22,00 era certo che domani saremmo andati a scuola, anche scoprire dai media e dai social network alle 22,00 che domani le scuole saranno chiuse per permettere i controlli alle strutture è piuttosto stressante e fa sentire impotenti. Se la scossa che si è verificata tre ore fa si fosse verificata domattina, forse saremmo rimasti feriti, o avremmo dovuto rispondere penalmente per il ferimento dei nostri alunni.
Ho l'impressione che la mancanza di memoria storica di forti terremoti abbia portato l'insieme della popolazione a sottovalutare l'entità dei fenomeni sismici che stanno affliggendo l'Emilia. Quando si riferiscono questi eventi alle scuole, bisogna anche considerare l'impatto psicologico del terremoto. Se la malattia professionale dell'insegnante è l'esaurimento nervoso, è chiaro che per stare in classe ci vogliono nervi saldi. In questa situazione di continuo stress e di continue scosse, anche le persone mature sono assediate dalle lacrime e dallo sconforto.