Cartolina dalla Guadalupa


Sono reduce da una vacanza in Guadalupa. Ieri sera, approfittando del fuso a mio favore, ho cominciato a riguardare le foto e voglio pubblicarne qualcuna anche qui.

Contrariamente a quanto suggeriscono queste immagini, non si deve pensare che la Guadalupa sia esclusivamente un paradiso tropicale. Come i lettori di questo blog già sanno, la Guadalupa fa parte dell'Europa, la capitale è quindi Parigi, la moneta è l'euro e i cittadini europei possono varcare la frontiera muniti della sola carta d'identità. 
Attualmente nella zona caraibica è bassa stagione turistica, poiché il tempo è umido e piovoso e le temperature alte. Per questo motivo, io e mio marito non abbiamo visitato il grande parco nazionale. Essere sorpresi da una tempesta tropicale nel bel mezzo di una foresta, magari vicino a un fiume, non è piacevole. Sarà per la prossima volta. Tra l'altro, sull'isola è in atto un'epidemia di chikungunya, una malattia trasmessa dalle zanzare, e anche per questo abbiamo preferito le zone costiere più ventilate.

Non abbiamo quindi colto tutte le bellezze che la Guadalupa poteva offrire, ma l'abbiamo vissuta, soggiornando in città diverse, affittando appartamenti presso privati e frequentando spesso luoghi (supermercati, ristoranti, spiagge, giardini, ma anche qualche museo) nei quali non c'erano sempre e solo turisti stranieri. Gli abitanti sono la vera ricchezza di questo paese. Ero stata messa in guardia rispetto all'indole dei Guadalupani. Mi avevano detto che odiano i turisti, che si rivelano spesso aggressivi, in particolare nei confronti dei bianchi. Generalizzare porta sempre a qualche imprecisione. Tuttavia, io e mio marito, durante la nostra breve esperienza, abbiamo incontrato persone di estrema gentilezza e disponibilità, garbate, educate, per nulla aggressive. La dolcezza di molte persone ci ha colpito, poiché si trattava sempre di incontri casuali per la via: non abbiamo certo avuto il tempo di stringere forti amicizie. Alcuni, per fare un esempio, ci hanno dato informazioni sul chikungunya, mostrandoci anche alcuni sintomi che permettono di riconoscerlo tempestivamente.

Ovviamente, anche noi abbiamo fatto del nostro meglio per essere educati, ma non ci è sembrato di godere di un trattamento di favore. Abbiamo purtroppo notato, tra i diversi francesi della "Francia esagonale" che vivono e lavorano in Guadalupa, un atteggiamento piuttosto condiscendente nei confronti di chi invece è originario dell'isola. Ad esempio, anche se abbiamo parlato per pochi minuti e non ci conoscevamo, i privati originari della Francia metropolitana che affittavano auto ci hanno detto che "i locali parcheggiano distrattamente e guidano male". Una settimana dopo, quando abbiamo noleggiato un'altra auto presso un'agenzia con personale locale, non ci hanno detto nulla. Eppure abbiamo percorso le stesse strade con le due auto senza subire danni. Questo forse può spiegare gli avvertimenti che avevamo ricevuto. Certo, se un turista chiede un'informazione o etra in un locale senza salutare, non viene nemmeno considerato da un antillano, non solo in Guadalupa. Questo atteggiamento, però, è parso a me e mio marito segno di grande civiltà e non certo di maleducazione. In Guadalupa si salutano anche gli sconosciuti per la strada. Io lo faccio anche in Italia, e mi trovo più a mio agio là, dove lo sconosciuto mi risponde, che in Italia, dove mi guardano come se fossi una pazza.

Tra una spiaggia e l'altra, tra un saluto e l'altro, non potevo esimermi dal visitare le Parc archéologique des roches gravées, un parco archeologico dove si possono ammirare delle rocce scolpite dalle popolazioni amerindiane che originariamente abitavano l'arcipelago. Per me queste pietre hanno un significato particolare in quanto Il vecchio schiavo e il molosso, un romanzo che ho tradotto e al quale sono particolarmente legata, allude a una di queste. 
Come tutti gli spazi caraibici all'aria aperta questo museo è anche un paradiso di piante spontanee bellissime e spesso anche buone, come è il caso dell'albero di avocado che si vede nella foto qui sotto.
Certo, la natura tropicale è sempre una gioia per i sensi e noi abbiamo visitato il giardino botanico e cucinato la frutta e la verdura locale che adoriamo. 

Purtroppo la Guadalupa è economicamente abbastanza depressa e, a parte la costa occidentale, relativamente più attrezzata sul piano delle infrastrutture, nel resto dell'isola la gente, che percepisce i normali stipendi europei, non riesce a far fronte a un costo della vita davvero eccessivo. Una spesa alimentare normale costa il triplo che in Italia. Paradossalmente, anche i frutti tropicali sono spesso più cari che in Italia, perché nel sistema di distribuzione, centralizzato su Parigi, non sono previsti. Quindi si trovano un sacco di pessime mele che hanno viaggiato chissà da dove, ma trovare una guava o un avocado, che non sono nel pieno della stagione, è una missione impossibile. Così, i residenti si arrangiano con gli alberi che crescono, a volte anche spontaneamente, nei loro giardini (il frutto della passione, ad esempio, cresce sulla passiflora, un rampicante e perciò stesso parassita). 
D'altra parte gli ambulanti che vendono i frutti locali alzano il prezzo per adeguarsi al mercato e il malcapitato turista privo di giardino si trova a dover cercare e pagare caro frutti relativamente comuni a quelle latitudini.   

Un'esperienza che ci è piaciuta particolarmente è stata la visita alla Maison du Cacao, non solo per l'interesse delle informazioni e per le squisite degustazioni ma, ancora una volta, per le persone che abbiamo incontrato. La nostra guida infatti era davvero dedita alla causa del cacao! ci ha dimostrato come lavorare alcuni prodotti, ci ha svelato alcuni retroscena del mercato del cacao, ci ha proposto di assaggiare cose introvabili, dal frutto del cacao crudo ai semi tostati, il tutto con una grazia e una passione davvero invidiabili. 

Con grande rammarico per la vacanza finita, siamo tornati in Italia. Mi chiedo per quanto tempo dureranno le scorte di spezie e oli locali che abbiamo fatto. Quando finiranno, sarà ora di partire per un altro viaggio.