I have a dream

Come docente e mamma, mi sento chiamata in causa dall'attuale dibattito relativo alla riapertura delle scuole in tempi di covid, sebbene sia consapevole che la mia opinione vale quanto quella di chiunque altro. Riflettere proficuamente su questo tema è difficile per due motivi. Innanzitutto, il problema è estremamente complesso e articolato, in questo post cercherò di delinearne alcuni aspetti che mi premono particolarmente. In secondo luogo, è necessario sgombrare il campo dalle invettive. Siamo stati nostro malgrado subissati da invettive contro tutto o quasi. Anche volendo restringere il campo all'ambito scolastico, ci sono state invettive contro la mancanza di attività didattica, contro l'eccesso di attività didattica, contro la mancanza di voti, contro i voti, contro gli insegnanti che non si decurtano volontariamente lo stipendio, contro gli insegnanti che continuano a lavorare come se nulla fosse... e spesso queste invettive provengono dagli stessi individui che adesso, al solo profilarsi della prospettiva di lavorare da casa con la costante presenza dei figli, inveiscono ulteriormente perché lo trovano irrealizzabile -salvo che questo è ciò che hanno fatto gli insegnanti dei loro figli in questo mese e mezzo. Per trovare una soluzione efficace bisogna tener presente che, nel contesto attuale, è pressoché impossibile generalizzare. Pertanto, non è il contenuto delle invettive a essere irrilevante: è la loro forma che non è fruttuosa.

Comincio a riflettere su questo tema da docente: i bambini e i ragazzi hanno diritto all'istruzione, che è obbligatoria dai 6 ai 16 anni. Non voglio aprire un'ulteriore questione relativa alla didattica a distanza, ma darò per scontato in questo post che la didattica a distanza non sostituisce la presenza a scuola. Questo è particolarmente evidente per i bambini più piccoli, che (soprattutto quando ancora non sanno leggere) traggono maggior beneficio dalla presenza fisica a scuola per una serie di motivi che non sto a elencare qui perché facilmente intuibili. La necessità di recarsi fisicamente a scuola è particolarmente preziosa anche per i ragazzi con disabilità- fisiche o psichiche che siano. Tuttavia, anche i ragazzi più grandi e in salute, anche i ragazzi che non vivono nessun particolare tipo di difficoltà familiare, economica, sociale (ammesso che esistano) impareranno meglio in un contesto di reale e fisica condivisione rispetto a quello offerto dalla didattica a distanza.

Continuo a riflettere da cittadina: la salute va tutelata ed è un diritto. I milioni di studenti delle superiori che quotidianamente prendono mezzi pubblici sovraffollati per andare in aule sovraffollate ad ascoltare docenti anziani e scambiarsi tenerezze durante la ricreazione non sono meno a rischio dei bambini che vanno in nidi dagli spazi ristretti, mettono in bocca tutto, portano il pannolino o imparano a non usarlo più e si fanno smoccolare dalle tate a loro volta in età a rischio. Inoltre, non dico che in ogni famiglia di ogni persona scolarizzata ci sia almeno un caso di immunodepressione, dico però che le fragilità personali o familiari sono più diffuse di quanto riusciamo a percepire perché quando stanno tutti bene i rischi sono pochi. Pur non essendo un medico e non desiderando addentrarmi nella questione, mi pare chiaro che quando le scuole riapriranno dovranno farlo in modalità diverse da quelle che abbiamo conosciuto finora e/o al termine di ogni tipo di rischio per la salute.

Termino la mia riflessione come mamma: la gestione politica di questa epidemia ha delegato troppo alle famiglie, che sono stremate per motivi non generalizzabili perché ogni famiglia è il frutto di un intreccio di diverse realtà. Per riassumere alcuni dei problemi possibili, citerò solo alcune delle situazioni familiari che conosco direttamente: uno o più membri della famiglia lavorano in ambito ospedaliero o hanno problemi di salute, il che mette a rischio la salvaguardia della salute fisica e psichica / uno o più membri della famiglia devono lavorare o studiare da PC contemporaneamente, con conseguenti problemi di gestione del tempo, delle risorse informatiche e delle energie / uno o più membri della famiglia lavorano fuori casa e si trovano a dover risolvere problemi relativi alla cura dei più piccoli o dei malati e alla logistica / uno o più membri della famiglia hanno perso la propria fonte di reddito e per questo hanno difficoltà economiche e relazionali. In ogni caso (ho citato quelli più comuni, che possono intrecciarsi tra loro o essere complicati da situazioni di difficoltà antecedenti alla quarantena) credo di poter affermare senza sbagliare troppo i calcoli che tutti coloro che hanno figli desiderano che la scuola riapra al più presto per poter beneficiare almeno della sua funzione sociale e magari anche di quella educativa.

E quindi?

Purtroppo non riesco a risolvere su due piedi il problema della riapertura delle scuole e temo che non riuscirà a risolverlo nessun altro leone da tastiera. So di certo però che le recriminazioni e le generalizzazioni sono controproducenti, e in questo frangente ancor di più, so che prendere di mira una qualsiasi categoria (fosse anche quella dei "politicanti"!) non serve ad altro che a creare ancor più confusione in questo momento. Mi auguro vivamente che chi ha potere decisionale in questo ambito sia in grado di mettere in campo un team di esperti che non tralascino nessun aspetto del problema, perché la sinergia e la collaborazione sono l'unica soluzione che intravedo e perché è necessario uno studio attento delle diverse sfaccettature della questione. Di certo, sarebbe anche utile costruire insieme un nuovo tipo di ambiente scolastico, che delega meno alle famiglie di insegnanti e studenti, che tiene conto del fatto che queste famiglie ci sono e che non siamo una serie di automi intenti a svolgere ciascuno la propria funzione. Prevedere classi meno numerose e mezzi meno intasati che permettano a tutti di arrivare a scuola per tempo sarebbe un miglioramento fruttuoso anche nel medio e lungo periodo. Oso anche sognare che questa esperienza collettiva abbia sensibilizzato la popolazione in merito al valore dell'educazione, della scuola e, perché no? anche a quello di un bravo insegnante. Ma sono solo sogni.