Ancora traduzione


Per la serie "Traduzione con la T maiuscola" oggi propongo di leggere un post illuminante per chi conosce poco il mondo editoriale. Si tratta del commento a una vicenda che vede protagonista Daniela Di Sora di Voland edizioni e i suoi collaboratori. Al di là dei particolari della vicenda, chiaramente illustrati nell'articolo tratto dal blog Bibliocartina (leggete anche i commenti), è utile riflettere sulle condizioni reali di lavoro dei traduttori letterari professionisti ed è bene che chi si avvia a questa professione sappia che cosa lo aspetta. Infatti il ridotto o il mancato pagamento da parte delle case editrici non è purtroppo eccezionale.
Detto questo, è fondamentale sapere che tradurre gratuitamente o per cifre miserabili non è un modo per “entrare nel giro”, ma una strategia efficace per continuare a lavorare gratis o per cifre miserabili. Questa pratica contribuisce ad abbassare la media delle retribuzioni danneggiando chi accetta i contratti capestro e anche i colleghi che avranno più difficoltà a chiedere il giusto compenso per il loro lavoro. I primi ad esserne danneggiati, comunque saranno gli stessi traduttori che si prestano a tradurre per cifre irrisorie: si troveranno, esausti e frustrati, a dover gestire una mole di lavoro eccessiva.

Comunque, per non dipingere a tinte troppo fosche il panorama che si offre ai traduttori, aggiungo anche il link a un'intervista pubblicata l'anno scorso sul blog Dusty pages in wonderland nella quale Cristina Volpi riesce a trasmettere anche le soddisfazioni e le gioie che può dare questo mestiere.