La Thailandia e la sua nuova sfida

Oggi 7 agosto 2014 in Thailandia si terrà la cerimonia di apertura dei lavori della nuova assemblea nazionale. Il mio cuore è con i Thailandesi che stanno subendo un colpo di stato che pare ben più sinistro e tetro rispetto ai rivolgimenti politici degli ultimi anni. Qualche giorno fa La Stampa ha pubblicato un articolo che riassume i momenti principali del percorso effettuato dalla giunta militare attualmente al governo. Ieri The Economist ha proposto un approfondimento (in inglese) relativo alla situazione economica

Invito chi non sapesse nulla della situazione a leggerle questi articoli, poiché quello che ricordo e voglio ricordare della Thailandia sono le persone che lavorano instancabilmente a tutte le ore del giorno e della notte, ma trovano il tempo per regalare un sorriso a uno sconosciuto, per chiedergli se ha bisogno di qualcosa e anche per godersi quello che fanno. 


Bisogna dire che ho visitato la Thailandia durante il mio viaggio di nozze, quindi ero certamente carica di pregiudizi positivi che mi hanno aiutato a "limare" gli aspetti inaccettabili, agli occhi di un europeo, della vita di quel paese monarchico e pieno di gigantografie del re e della sua famiglia e nel quale, tanto per citare un'altra "stranezza", alcuni spazi dei templi sono vietati alle donne. Per fortuna ci eravamo documentati attentamente e sapevamo, ad esempio, che quando nei luoghi pubblici suona l'inno nazionale (due volte al giorno) tutti si devono immobilizzare per ascoltarlo restando in piedi, come forma di rispetto. Sapevamo anche che nascondere i soldi nelle scarpe è reato di vilipendio del monarca, la cui effigie è rappresentata sui baht. 


Abbiamo rispettato scrupolosamente queste leggi, sia perché abbiamo l'abitudine di rispettare le leggi dei paesi che visitiamo, sia perché sapevamo che i ricatti nei confronti dei turisti avvengono in Thailandia, paese del quale non conoscevamo la lingua e nel quale non saremmo stati in grado di difenderci da eventuali accuse.

Sto scrivendo tutto questo per dire che non idealizzo la Thailandia, ma che davvero ne sono stata conquistata, come si potrà intuire da queste foto, un'infima frazione rispetto a tutte quelle che ho scattato durante il viaggio. Bangkok è ben più grandiosamente contemporanea delle città europee che conosco, ma confina con aree rurali nelle quali sembra che il tempo si sia fermato.

Nel cuore della città, tra un grattacielo ipermoderno e un centro commerciale sconfinato, c'è il Palazzo reale, con con le sue dorature, con le distese immani ricoperte di decorazioni degne di un esercito di amanuensi, fa ombra a qualsiasi palazzo occidentale.

Ho notato un'attenzione e una cura nell'intraprendere qualsiasi attività, anche la più triviale, che mi ha fatto pensare agli artigiani di un altro tempo, in equilibrio tra rito e saper fare.

La Thailandia brulica di persone in continua attività, eppure trasmette serenità e leggerezza. Si può mangiare a tutte le ore cibo squisito venduto ad ogni angolo a prezzi bassissimi, eppure cibarsi ha i suoi riti, in Thailandia, e non ha nulla della trascuratezza dei fast-food.



Il cibo Thai è una vera e propria esperienza di vita. Sono una buongustaia e in generale mi trovo bene mangiando i cibi locali durante i miei viaggi, ma non riesco a ricordare di aver mangiato in nessun paese meglio che in Thailandia, sebbene non mi sia risparmiata e abbia cercato di assaggiare cibi diversi nelle diverse regioni che visitavo.

Abbiamo conosciuto persone che lavoravano 15 ore al giorno ogni giorno dell'anno e avevano ancora la curiosità di conoscerci e non si disperdevano certo in lamentele, anzi: si buttavano nel lavoro come nella missione della loro vita.

Per tutti questi motivi adoro la Thailandia e coltivo uno splendido ricordo del paese nonostante le enormi differenze culturali e gli aspetti che non riesco a condividere.

Oggi sono sinceramente dispiaciuta nel vedere che una giunta militare è di fatto al potere e la vita quotidiana di tante persone che abbiamo incontrato è peggiorata al punto che un "like" su facebook basta a farli inserire in una lista di nemici pubblici, ci sono coprifuoco da rispettare, ci sono manifestazioni culturali gratuite ma alle quali è obbligatorio partecipare per far sapere fuori dal paese che tutto va bene.

Mi rendo conto che le mie ragioni sono del tutto egoistiche e personali, ma il mio affetto per la Thailandia è sincero, per quanto immaturo. Inoltre, non vorrei che nessun paese si trasformasse in una dittatura. Senza contare che, in questo caso particolare, le entrate finanziarie da attribuirsi al turismo diminuirebbero, provocando non pochi scompensi sul piano economico che si ripercuoterebbero su tutto il paese.

Detto questo voglio fare uno sforzo di fiducia, e voglio provare a pensare che un popolo tanto pieno di risorse e di forza interiore, che ha già affrontato numerosi rivolgimenti politici e diverse catastrofi naturali troverà la forza di risollevarsi e di ricostruire una società più giusta.

D'altra parte mi dico che tante e tali sono le meraviglie naturali, archeologiche e culinarie di questo splendido paese, che forse continueranno ad esserci turisti pazzi che lo visiteranno e ne rimpolperanno un po' le casse senza necessariamente ingrassare gli sfruttatori della prostituzione minorile o i mafiosi.

Sarò forse un'idealista... in ogni caso, il mio cuore è in Thailandia.