TFA abilitante per l'insegnamento: che macello!

Cercherò di spiegarmi con un esempio. Supponiamo che io di mestiere faccia la macellaia. Da quattro anni macello carne in macelli pubblici con contratti brevi che mi vengono però rinnovati in modo da essere impegnata per tutto il tempo di apertura del macello. Quando il macello è chiuso sono disoccupata, ma appena riapre mi propongono un nuovo contratto. La mia precarietà non ha alcun rapporto con la mia esperienza o con la mia capacità di macellare. Mi dicono che dipende dal fatto che non possiedo l'idoneità igienica, ma da quando lavoro presso il macello, non esiste un modo per acquisirla.
Tuttavia, conosco molte persone che possiedono questo documento di idoneità ma lavorano in condizioni simili alle mie. Nel tempo inoltre mi rendo conto che il macello vuole ridurre l'organico, cerca di disfarsi dei macellai che non hanno l'idoneità come me e mi rendo conto anche che le mie condizioni di lavoro peggiorano di anno in anno. Il macello però continua nonostante tutto ad aver bisogno di macellai, quindi continua ad assumermi regolarmente per tutto il tempo in cui è aperto e a licenziarmi quando è chiuso.
Proprio in questo momento della mia carriera da macellaio, il macello mi comunica che finalmente avrò la possibilità di ottenere il tanto sospirato documento di idoneità igienica. Per ottenerlo però, dovrò superare tre esami e, se li supero, seguire un corso di un anno, full time, quindi senza la possibilità di lavorare e pagandolo di tasca mia, per imparare come si macella (ma non lo sapevo già?). Alla fine di questo corso a pagamento e di un anno in cui vivrò alle spalle di qualcuno, dovrò superare un ulteriore esame per ottenere il sospirato documento. Alla fine, se supererò tutte le prove, la mia vita professionale non migliorerà, ma avrò meno probabilità di restare disoccupata.
Se sostituite i termini macellaio con insegnante, macello con scuola (o stato) e documento di idoneità igienica con abilitazione all'insegnamento tramite il neonato TFA, capirete che cosa sta succedendo a me e a tanti altri docenti che insegnano da 4 anni o meno.
Ho voluto trasporre questa storia a un altro mestiere per evidenziare le contraddizioni che caratterizzano questa vicenda che si trascina ormai da anni. Naturalmente questa trasposizione non mi ha permesso di entrare nei dettagli, anch'essi assurdi: ad esempio, prima che iniziassi a insegnare nella scuola pubblica ci si poteva abilitare frequentando la SSIS, che io non ho frequentato ma presso la quale ho insegnato, ma questa attività non mi viene in alcun modo riconosciuta ai fini dell'abilitazione. Un altro esempio: l'iscrizione alle ultime graduatorie di istituto (obbligatoria per lavorare senza abilitazione) scadeva il 16 agosto dell'anno scorso, l'inizio dei contratti che tenevano conto di queste graduatorie è stato fissato per l'inizio di novembre, correva voce che il TFA prendesse avvio durante le vacanze di natale, e alla fine per il 25 aprile ci è stato comunicato che le date delle prime delle tre prove di ammissione si terranno tra il 6 e il 31 luglio, mese nel quale molti sono chiamati a partecipare agli esami di maturità e gli altri sono disoccupati dopo un altro anno scolastico di sfruttamento. Non è un po' strano che tutte queste richieste di dati e documenti, che per essere evase richiedono ore di lavoro su siti spesso inefficienti o inadeguati, vengano fatte proprio nei momenti in cui ogni lavoratore si dedica a un igienico riposo?
Per quanto riguarda il mio mestiere mi permetto di parlare di sfruttamento perchè conosco solo insegnanti precari che non hanno il giorno libero, e se è vero che non è un diritto, allora anche gli insegnanti di ruolo non dovrebbero averlo. Parlo di sfruttamento perchè ai precari (abilitati e non) non viene riconosciuta l'anzianità di servizio, ai precari vengono affidate le classi che devono affrontare degli esami o che nessuno vuole, e tutte questo ha contribuito a creare enormi differenze nelle condizioni di lavoro tra chi è di ruolo e chi non lo è, sebbene queste due categorie operino negli stessi istituti e svolgano gli stessi compiti. La conseguenza è una grande conflittualità, un clima di "guerra tra poveri" che contribuisce soltanto a fomentare l'immobilismo. Un immobilismo che affligge scuole nelle quali le classi sono composte da più di 25 alunni e spesso non ci sono laboratori o non sono adeguati, scuole nelle quali se i bagni sono agibili, non c'è carta igienica, dove i progetti vengono spesso adottati dagli istituti solo per ottenere i relativi finanziamenti, e non in considerazione della loro effettiva utilità didattica e metodologica.
Il quadro complessivo suscita grande amarezza, soprattutto perchè la maggior parte dei colleghi di ruolo, dei genitori e degli alunni non si rende conto che quelli elencati qui sopra non sono soltanto problemi dei precari, anzi ,le difficoltà dei precari sono profondamente inserite nel tessuto della scuola e sono sintomi del male che la affligge. Il fatto che gli studenti rimangano a lungo senza insegnante o lo cambino di frequente, che in alcuni casi imparino meno e peggio, il fatto che in alcune scuole ci sia un'emergenza disciplinare, che i recuperi, pur tanto intensi e frequenti, siano spesso inefficaci... e molte altre questioni che affliggono studenti, genitori e docenti sono tutte legate più o meno strettamente ai problemi "dei precari".