Lavoro da morire

I telegiornali di ieri hanno dato notizia della morte di Mariarca Terracciano, l'infermiera che aveva protestato per non aver ricevuto lo stipendio del mese di aprile facendosi prelevare 150 millilitri di sangue al giorno. Durante il periodo dei prelievi la donna continuava regolarmente a lavorare nel suo reparto.

La notizia ha suscitato un aspro dibattito poichè, quando finalmente il salario di aprile le era stato corrisposto, l'infermiera aveva interrotto la sua protesta. La morte improvvisa si è quindi verificata alcuni giorni dopo la sua ripresa delle attività normali. I giornalisti si sono scatenati, intervistando anche i medici colleghi di Mariarca Terracciano: sarà morta a causa della sua protesta oppure no? il fatto che, nel periodo dei prelievi, non si alimentasse normalmente, avviando anche lo sciopero della fame, può aver influito sul suo stato di salute?
Ovviamente verrà eseguita un'autopsia, ma pare sia improbabile che un modico prelievo di sangue, pur ripetuto su diversi giorni (non si sa quanti, le opinioni sono discordanti) sia stata l'unica causa della morte improvvisa di una donna nel fiore dell'età.

Il punto, però, non è questo.

Il punto è che la protesta di Mariarca Terracciano non è stata presa in considerazione da nessuno: i media si sono ben guardati dal darne notizia al suo avvio. Infatti l'unica sua intervista televisiva, che dopo la sua morte è stata trasmessa da decine di emittenti (e che trovate qui sotto) è stata realizzata da una televisione privata locale. Solo la morte e la possibilità di indagare sulle reali cause di questa sono state giudicate sufficientemente interessanti per dare un rilievo nazionale alla protesta di quest'infermiera.

Chissà quante altre proteste simili sono in corso in questo momento, e quante di esse sono ignorate dagli organi d'informazione e forse dalle stesse aziende e istituzioni che forniscono il motivo della protesta. Chissà quanti altri lavoratori che soffrono per la propria precarietà professionale e di conseguenza esistenziale hanno paura di avviare una protesta che potrebbe trascinarli ad un totale fallimento, proprio come è successo a questa donna la quale, al prezzo della propria morte, si è trovata ridotta a una sorta di curiosità in cronaca.

Se pure Mariarca fosse morta per motivi "tecnicamente" indipendenti dal suo volontario salasso, resta scandaloso il fatto che, sempre più spesso, personale ospedaliero, dipendenti pubblici e privati di ogni ramo occupazionale non vengano pagati per il lavoro che svolgono, indipendentemente dal tipo di contratto che hanno firmato. La morte di questa donna dovrebbe attirare l'attenzione sul fatto che sempre più spesso in ambito culturale e nell'ambito dei servizi alla persona solo la buona volontà di impiegati, dipendenti, addetti (spesso sottopagati o privati di diritti sanciti dalla costituzione del nostro paese) garantisce un buon prodotto o un servizio efficace.

Invece no, l'attenzione dei media si focalizza sul nesso di causalità eventuale tra la protesta e la morte. Come se la morte sola potesse dare legittimità al modo che ha trovato questa infermiera per pretendere ciò che le spettava di diritto, era sancito dal suo contratto e dà dignità al lavoro: il salario.