Martinique on the road





Sono stata a lungo assente dal blog perchè sono andata in vacanza in Martinica. Ho già avuto modo di illustrare fino a che punto si tratti della mia patria d'elezione. Quando vado in Martinica sono più buona, più calma, grazie al garbo degli amici e anche degli sconosciuti. In Martinica chiunque è pronto a darti attenzione e rispetto.

Questa volta ho avuto occasione di accettare un invito a cena da parte di Patrick Chamoiseau, uno scrittore di cui sto traducendo un'opera proprio ora. Sua moglie Ghislaine aveva preparato un menù strepitoso e alla mia destra sedeva Guy Deslauriers, un regista con cui Chamoiseau collabora da tempo. Sono riusciti a far sentire a mio agio anche i miei genitori, che erano al loro primo viaggio sull'isola.

Patrick è un uomo molto misterioso, che ho sempre idealmente paragonato a un profeta. Ha momenti di veggenza, talvolta ha uscite taglienti e definitive e, più curiosamente, sembra che in certi momenti sia in un'altra dimensione. Gli impegni di entrambi comunque ci hanno dato soltanto l'occasione per questa serata mondana e per qualche scambio, soprattutto telefonico, di pochi minuti e a cena è stato brillante e brillantemente supportato da Ghislaine e da Guy.

I miei doveri di guida turistica improvvisata mi hanno poi portato tra le strade familiari di Fort-de-France -dove mia madre ha simpatizzato con una fioraia-, sulle spiagge del sud della Martinica e in particolare alle Anses d'Arlet, dove i pescatori gettavano in mare le stelle marine pescate per sbaglio al largo. Ci hanno colpito molto il combattimento di galli, con quell'atmosfera sordida e al contempo domestica e familiare che si respira nei pitt. Soprattutto, siamo stati sedotti dal nord caraibico della Martinica, dai villaggi di pescatori con le case coloratissime e rese fatiscenti dall'umidità, dal mare uggioso e ben lontano dalle ideali cartoline, dal paesaggio aspro ma rigoglioso.
In Martinica non ci siamo quasi per niente abbronzati. Da "esperta del luogo" ho cercato di far vivere ai miei genitori molte esperienze, ma abbiamo comunque cercato di frequentare i posti frequentati dai locali, come ad esempio la grande feste tenutasi per il prologo dimostrativo della gara delle "yole", barche locali che, una volta l'anno, in occasione della competizione, provocano uno scompiglio paragonabile a quello del palio di Siena.
Conoscendo già l'isola, ho approfittato di questo soggiorno per una vera e propria rimpatriata, ma anche per scoprire o riscoprire aspetti che, da ricercatrice residente, non avevo potuto cogliere. Ho fatto la consueta scorpacciata di frutti tropicali, concentrandomi soprattutto sui frutti di stagione... ah, le nostre mele non hanno gusto al confronto! La nostalgia mi ha assalito dal momento che ho rimesso i piedi in Italia... per fortuna sto traducendo, e in qualche modo, attraverso le parole potrò sentirmi ancora là!